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C'era il caos dopo il Big Bang

Mercoledì 8 Settembre 2010, 12:30 in Astronomia, Cosmologia, Fisica, News, Scienza, Spazio di
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Alcuni anni fa, il fisico Adilson E. Motter aveva ipotizzato che l'espansione dell'Universo, subito dopo il Big Bang, fosse estremamente caotica. Oggi, assieme ai suoi collaboratori, Motter lo dimostra utilizzando rigorose formule matematiche. 

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 Adilson E. Motter  
 
Non solo il caos è assoluto ma anche la matematica che c'è dietro l'interpretazione teorica. Infatti, quando essa viene applicata al modello cosmologico standard si trova che l'Universo primordiale esisteva in uno stato di caos. Alcune cose rimangono, però, assolute, come la velocità della luce che è la stessa per qualsiasi osservatore nello spazio. Altre sono relative. Uno dei problemi importanti in Fisica è stato sempre quello di determinare se il caos, cioè quel fenomeno in cui piccoli eventi portano a grandi cambiamenti nell'evoluzione dello stato fisico di un sistema (come appunto l'intero Universo), sia o meno assoluto o relativo in quei sistemi fisici governati dalla relatività generale, dove di fatto il tempo scorre in maniera relativa. Dunque, se il caos è un processo relativo, così come viene implicato da studi precedenti, il problema non può essere risolto dato che osservatori diversi, che si muovono uno rispetto all'altro, potrebbero arrivare a conclusioni differenti in funzione del tempo (relativo) da essi misurato. "Una possibile interpretazione", spiega Motter, "è quella di considerare il caos come una proprietà dell'osservatore piuttosto che una proprietà del sistema che viene osservato. Il nostro studio mostra che osservatori differenti dovranno necessariamente concordare sulla natura caotica del sistema universo". Questi risultati hanno implicazioni importanti per la cosmologia e mostrano in particolare che le variazioni erratiche tra il blu-shift e il red-shift, osservate nell'Universo distante, hanno di fatto una natura caotica.

Uno dei problemi fondamentali della moderna cosmologia è quello di spiegare come mai parti così distanti dell'Universo osservabile, incluse anche quelle che sono estremamente distanti da non aver mai interagito, siano molto simili. "Uno potrebbe affermare che l'Universo su larga scala fu creato in maniera uniforme ma questa non è certamente una risposta che i fisici possono accettare come garantita", dice Motter. Oggi l'Universo si espande in tutte le direzioni implicando che il red-shift delle sorgenti luminose più distanti sia tridimensionale nello spazio. Ma l'Universo dei primissimi istanti si espanse in sole due dimensioni contraendosi nella terza, in modo che il red-shift seguì due direzioni e il blu-shift la terza direzione. "Secondo la teoria della relatività generale, subito dopo il Big Bang l'Universo subì una serie di infinite oscillazioni, espandendosi e contraendosi", spiega Motter. "Ciò vuol dire che l'evoluzione dell'Universo primordiale, escludendo comunque il suo stato attuale, è stata determinata molto sensibilmente dalle condizioni iniziali dovute al Big Bang".

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