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SETI, quel lugubre silenzio

Lunedì 15 Marzo 2010, 07:00 in Astrobiologia, Astronomia, Divulgazione, Fisica, Libri, Radiotelescopi, SETI, Scienza, Scienze planetarie, Spazio, Strumenti, Telescopi, Video di
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Da circa cinquant'anni la ricerca di segnali radio intelligenti di origine extraterrestre, sui cui si basa il programma SETI (Search for Extra Terrestrial Intelligence), è stata dominata da un lugubre silenzio. L'astrofisico Paul Davies, direttore di BEYOND: Center for Fundamental Concepts in Science presso l' Arizona State University negli Stati Uniti , ci spiega perché è necessario realizzare nuove tecniche e strategie di ricerca al fine di migliorare l'ascolto del cielo.

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"Il programma SETI", dice Davies, "è legato al concetto di antropocentrismo, cioè la tendenza di considerare la nostra civiltà del 21° secolo come modello di riferimento a cui una eventuale civiltà aliena potrebbe assomigliare. Dunque, nonostante siano passati 50 anni di ricerche condotte con metodi tradizionali è giunto il tempo di ampliare la ricerca SETI". Partendo dal concetto che un possibile fascio di segnali extraterrestri sia diretto verso la Terra, Davies spiega che se anche una civiltà aliena si trovasse a circa 500 anni-luce, diciamo vicina per gli standard SETI, i segnali sarebbero già arrivati sulla la Terra già nel 1510 cioè molto tempo prima che la nostra civiltà fosse in grado di realizzare opportuni ricevitori di segnali elettromagnetici. Inoltre, mentre le attività di ricerca del SETI si sono concentrate da sempre nell'ambito della radioastronomia, cioè dai primi esperimenti condotti da Frank Drake fino al più recente progetto dell'Allen Telescope Array , gli astronomi hanno registrato, per così dire, solo un lugubre silenzio. Davies è convinto del fatto che ci devono essere segnali più convincenti relativi all'esistenza di vita aliena, sia sulla Terra sottoforma di microrganismi dalle forme più bizzarre, detti estremofili, o nello spazio associati, ad esempio, a qualche civiltà aliena che sta cercando di comunicare facendo uso di altri metodi. "Considerando tutti i possibili metodi scientifici dovremmo cominciare ad esplorare il nostro Sistema Solare e la nostra galassia alla ricerca di qualche indizio cosmico associato all'esistenza di forme di vita passate o presenti" scrive Davies.

In occasione dell'uscita del suo libro, The Eerie Silence: Are We Alone?, desidero segnalare il "webinario" di Davies il giorno 31 Marzo 2010. Sarà dunque possibile collegarsi a questo indirizzo o scaricare il filmato successivamente.
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